Comunichiamo, sperando di fare cosa gradita, l’uscita per elèuthera di due bei libri che riteniamo importanti per chi fosse sinceramente interessato a indagare la possibilità di un autoeducazione libera di bambin* e ragazz*.
Ne suggeriamo vivamente la lettura.
Il primo è un libro antologico, di testi di Colin Ward,  curato da Francesco Codello
  • Colin Ward, L’educazione incidentale, elèuthera, marzo 2018

Per Ward ogni angolo della città è un’aula scolastica, ogni strada uno spazio di incontro e di sperimentazione di relazioni vitali, ogni contesto urbano o rurale in cui viviamo è un luogo di apprendimento, ogni occasione è propizia a stimolare l’autonomia e la partecipazione diretta alla vita sociale.

Famiglia e scuola sono sempre stati considerati i luoghi per eccellenza dove bambini e bambine, ragazzi e ragazze, acquisiscono un’educazione. Colin Ward decide invece di esplorare un particolare aspetto dell’educazione che prescinde da queste istituzioni: l’incidentalità. Ecco allora che le strade urbane, i prati, i boschi, gli spazi destinati al gioco, gli scuolabus, i bagni scolastici, i negozi e le botteghe artigiane si trasformano in luoghi vitali capaci di offrire opportunità educative straordinarie. Questa istruzione informale, volta alla creatività e all’intraprendenza, rappresenta pertanto una concreta alternativa a un apprendimento strutturato e programmato che risponde più alle esigenze dell’istituzione e del docente che alle necessità del cosiddetto discente. Si configura così un approccio al tempo stesso nuovo e antico alla trasmissione delle conoscenze in grado di fornire un’efficace risposta a quella curiosità, a quel naturale e spontaneo bisogno di apprendere, che sono alla base di un’educazione autenticamente libertaria.

Qui trovate la scheda del libro: http://www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=450
Qui è possibile scaricare indice, introduzione e nota del curatore: L’educazione incidentale indice, introduzione e nota del curatore.pdf

Il secondo è un li bro di Angélique Del Rey
  • Angélique Del Rey, La tirannia della valutazione, elèuthera, aprile 2018

Che sia a scuola, nelle aziende o nella pubblica amministrazione, la valutazione si presenta oggi come una retorica dell’oggettività, come una modalità incontestabile che intende rapportare ogni cosa al suo valore e, pertanto, al suo costo. Ma di fatto questi sistemi si propongono di misurare ciò che non è misurabile, cioè di dare un valore quantitativo a una qualità.

Prefazione di Francesco Codello

Oggi, in qualsiasi ambito sociale ci si trovi a interagire con gli altri, essere valutati in base a criteri ritenuti oggettivi appare non solo naturale ma persino desiderabile. Anzi, ricondurre l’individuo a un’entità misurabile che dia precisamente conto della propria efficienza e competenza è diventato l’imperativo che governa le nostre prestazioni e relazioni. Questa rincorsa al «merito» instaura peraltro un clima di estrema competitività tanto a livello sociale quanto a livello individuale. Oltretutto, smentendo clamorosamente i suoi fautori, questa ossessione valutativa sta creando, in nome dell’efficienza, una forma inedita di inefficacia, proprio perché comprime le differenze normalizzando i profiliindividuali. Come appunto dimostra questa articolata critica della meritocrazia – portata avanti in vari ambiti sociali ma soprattutto nell’ambito del lavoro e dell’educazione – che contrappone al riduzionismo di un sistema iper-valutativo la complessità della vita e delle relazioni umane.

Qui è possibile scaricare indice e prefazione: La tirannia della valutazione indice e prefazione.pdf
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Qui trovate altri titoli relativi all’educazione: http://www.eleuthera.it/risultati.php?idper=15
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